La Lucidatura a Tampone e gommalacca

La lucidatura è quasi l’ultima fase del ripristino di un mobile, quella che dopo il restauro riporta l’oggetto allo splendore originario. La lucidatura a tampone, stoppino o alla francese è un tipo di lucidatura, chiamato in diversi modi, non facile da fare, ma nel quale ci si può cimentare se armati di pazienza.

Un mobile o un oggetto in legno, dopo i vari interventi di cui può aver bisogno (trattamenti antitarlo, sverniciatura, preparazione del fondo), è pronto per la lucidatura e per la patinatura.

Per la lucidatura a tampone, stoppino o alla francese occorre il materiale per preparare il tampone, ovvero bambagia, pezzuole di lana e di cotone o lino e la soluzione di gommalacca già pronta o preparata facendo sciogliere la gommalacca nell’alcool.

Il tampone o stoppino va creato avvolgendo la bambagia nella pezza di lana: è questa parte che sarà imbevuta nella soluzione di gommalacca. Il tutto si avvolge ancora in una o due pezzuole di lino e si passa sulla superficie da trattare.

La gommalacca è una secrezione resinosa prodotta in grande quantità dalla femmina dell’insetto Tachardia Lacca che vive sull’albero Butea Frondosa dell’India o della Cina. L’insetto secerne questa resina nel corso della digestione per ricavarne un rivestimento resistente nel quale nidificare e deporre le uova.

Questo materiale di color variabile dal giallo al rosso al marrone, viene raccolto insieme ai ramoscelli dell’albero, staccato da essi e sottoposto ad una serie di trattamenti che consentono di ricavarne diversi prodotti, sia coloranti, sia resinosi che cerosi, la gommalacca appunto, è uno di questi.

In commercio la gommalacca si trova in scaglie traslucide color ambrato.

La lucidatura a gommalacca in Italia viene chiamata a tampone, a stoppino o a spirito, poiché è sciolta in alcol.
Si effettua con un tampone, detto anche stoppino, costituito da un grosso batuffolo di lana, avvolto in tela di lino; viene passato sulla superficie del legno con movimenti ben precisi e numerosi, lasciando passare 24 ore tra una mano e l’altra, avendo cura di svolgere questa operazione in un ambiente ben riscaldato.

Una volta preparato e imbevuto il tampone nella gommalacca, bisogna passarlo con sapienza sul legno.

E’ un lavoro che va fatto con cura, sempre nello stesso verso, senza dimenticare alcuna parte e senza ripassare due volte sullo stesso punto. Una volta stesa la gommalacca su tutta la superficie, bisogna aspettare che asciughi bene. Qui entra in gioco la pazienza: possono occorrere due giorni o anche di più. Dipende dalle temperature e dall’aerazione del locale in cui si opera.

Quando il primo strato è ben asciutto, si passa ad un secondo e così via per 4 – 5 volte. La prima passata sarà fatta “disegnando” delle linee orizzontali; la seconda degli “8”, la terza usando movimenti circolari. Ogni mano deve essere data utilizzando una miscela di gommalacca più diluita.

Infine è il momento della brillantatura: fase delicata in cui con un nuovo tampone e una soluzione molto diluita (100 gr di gommalacca in 2 l di alcool) si lucida velocemente la superficie.
A Venezia e provincia si passava una ventina di mani di gommalacca, ognuna più diluita delle altre, per ottenere una lucidatura detta a specchio.

La gommalacca poteva essere tinteggiata con terre colorate, per quanto si preferisse, eventualmente, tinteggiare i legni prima di lucidarli e si ricorresse alla gommalacca tinta per togliere eventuali difetti riscontrati durante la lucidatura; oggi si può colorare la gommalacca con le aniline all’alcol miscelate in piccole quantità.

La Lucidatura a gommalacca continuò ad essere usata fin ai tempi nostri, insieme alla lucidatura a cera.

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